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Galleria Franchetti alla Ca d'Oro Venezia : il San Sebastiano del Mantegna

da TuscanyAll 6 Aprile 2011, 15:00 Venice Museum

La galleria ospita la collezione di opere d'arte raccolta da Giorgio Franchetti nella sua vita. 

In seguito alla donazione allo Stato italiano (1916) e in vista dell'allestimento del museo, alla collezione Franchetti furono affiancate alcune raccolte statali da cui provengono la maggior parte dei bronzi e delle sculture esposte, oltre a numerosi dipinti veneti e fiamminghi

Tra le opere di maggior pregio vi sono il San Sebastiano di Andrea Mantegna, la Pietà con due angioletti di Marco Palmezzano, la Venere alla specchio e la Giuditta di Tiziano, vedute di Francesco Guardi la Venere dormiente di Pari Bordone e ampie porzioni degli affreschi del Giorgione, provenienti dalla facciata del Fondaco dei Tedeschi di Venezia. Di Vittore Carpaccio sono tre teleri con le Storie della Vergine (1504-1508).

Oltre alle sale espositive, il museo ospita vari laboratori per la conservazione e il restauro di opere d'arte.

 252px-St_Sebastian_3_Mantegna.jpgIl dipinto è identificabile tra le opere rimaste nella bottega di Mantegna alla sua morte nel 1506. Fin dalla prima metà del XVI secolo l'opera era già conservata nella casa padovana di Pietro Bembo, dove venne vista da Marcanton    Michiel. Presso gli eredi del cardinal Bembo, nel 1810, venne acquistato dall'anatomico e chirurgo professor Antonio Scarpa per la sua raccolta di Pavia. Alla sua morte, nel 1832, il dipinto giunse in eredità al fratello e al nipote di Motta di Livenza (Treviso), dove fu conservato fino al 1893, quando è acquistato dal barone Giorgio Franchetti per il suo palazzo veneziano, la Ca' d'Oro, che poi lasciò al comune di Venezia nel 1916.

Viene di solito collocato nella fase estrema della produzione dell'artista, a ridosso della morte, per gli oscuri presagi legati al cartiglio. Alcuni critici hanno messo l'opera in relazione a una fase anteriore, vicina ai Trionfi di Cesare o ancora più antica, con la cornice marmorea che richiama addirittura il periodo padovano.

L'autore si era già confrontato con questo tema in almeno altre due opere: una giovanile, oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, e una della maturità, oggi al Louvre. Il dipinto di Venezia era tra quelli che si trovavano nella bottega dell'artista nel 1506 dopo la sua morte, come il Cristo morto, e venne probabilmente acquistato dal cardinale Sigismondo Gonzaga. La permanenza nell'atelier per tanto tempo fu forse la condizione che permise alcuni interventi forse di mano dello stesso artista, quali la ripassatura totale e la "moralizzazione" del drappo in corrispondenza dell'inguine, che venne nascosto da uno strato quasi informe di biacca, forse ad opera del figlio Francesco o comunque di un allievo.

 

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