La liberazione di San Pietro è il primo esempio di affresco notturno nella storia dell'arte.
Ispirandosi agli atti degli apostoli Raffaello racconta come San Pietro fu liberato dalle catene da un Angelo e condotto fuori mentre le guardie dormivano.
Si trova all'interno dei Musei Vaticani, nelle stanze che Raffaello stesso ha affrescato , presso le Stanze di Raffaello.
Per eseguire l'affresco Raffaello dovette distruggere l'opera di Piero della Francesca.
Tra gli aiuti che presero parte all'affresco alcuni hanno riconosciuto la mano di Giulio Romano
L'apertura alla base del dipinto infatti non è disegnata, bensì è una finestra reale
L'emanazione luminosa arriva a toccare tutti gli elementi della scena, comprese le mura carcerarie, dove permangono bagliori rossicci. Pietro appare vecchio e stanco, secondo alcuni la raffigurazione alluderebbe alla morte di Giulio II (1513), liberato dal "carcere terreno'', oppure alla liberazione di Leone X, ancora cardinale, dalla prigionia che seguì la battaglia di Ravenna.
Sono presenti ben quattro tipi diversi di luce: la luna, che si riflette nelle armature dei soldati; la fiaccola, con il suo riverbero fluttuante; la luce divina, che ricorda quella presente ne "Il sogno di Costantino"; infine c'è la luce della finestra sottostante (nell'immagine è fotografata chiusa) che si somma alla luce dell'angelo.
La luce è assoluta protagonista della scena notturna, e ha come unico precedente conosciuto il Sogno di Costantino di Piero della Francesca ad Arezzo. Il tema del sogno si ritrova anche nella scena biblica corrispondente sulla volta, la Scala di Giacobbe.
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